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IL MUSEO DI SCULTURA ANTICA GIOVANNI BARRACCO

A due passi da Italiaidea, c’è un luogo straordinario ma meno conosciuto di altri: il Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco, a ingresso libero. L’ho visitato per la prima volta spinta dal desiderio di conoscere meglio le bellezze di Roma e sono rimasta profondamente colpita dall’architettura, dai reperti esposti e dall’atmosfera silenziosa.
Giovanni Barracco, nato nel 1829, apparteneva a una ricchissima famiglia calabrese. Nel 1849 si trasferì a Napoli, dove incontrò Giuseppe Fiorelli, l’archeologo che sarebbe diventato direttore degli scavi di Pompei. Così si appassionò all’archeologia e all’arte antica.
Nel 1861 fu eletto deputato nel primo parlamento dell’Italia unita e, dopo aver vissuto a Torino, si trasferì a Roma. Negli anni raccolse molte opere, acquistate sul mercato antiquario internazionale o recuperate dagli scavi che segnarono la trasformazione urbanistica di Roma Capitale.
Il suo obiettivo era creare un piccolo museo di scultura antica comparata, analizzando i contributi delle varie civiltà antiche alla formazione dell’arte classica.
Nel 1902 donò al Comune di Roma la sua collezione, che comprende reperti d’arte assira, egizia, cipriota, fenicia, etrusca, greca e romana. Per ospitarla fu costruito in Corso Vittorio Emanuele II un edificio neoclassico, che poi andò distrutto. Ma a partire dal 1948 le opere vennero sistemate nella Farnesina ai Baullari, un palazzo del Cinquecento che si trova nella stessa zona.
L’esposizione si articola in 9 sale e accoglie circa 400 opere. Una sala in particolare mi è cara perché, più delle altre, testimonia e ricorda quanto sia importante tutelare il patrimonio culturale di ogni Paese. Al suo interno sono conservati reperti provenienti da Palmira, in Siria, scampati alla furia devastatrice dell’Isis. Su un cartello si legge: «In memoria di Khaled al-Asaad decapitato nell’agosto del 2015 per aver difeso gli antichi “idoli” palmireni contro la nuova barbarie».

Articolo di Mira Costanzo

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