Imparare
dall’esperienza

john dewey

L’importanza dell’esperienza nel processo di acquisizione di una lingua è un tema ricorrente nei nostri laboratori di formazione. Su un piano teorico c’è generale consenso nel riconoscerla; si è, per esempio, persuasi che l’acquisizione sia più veloce in un contesto L2 proprio per il maggior accesso ad esperienze significative in lingua. Eppure attività didattiche realmente esperienziali si vedono raramente nei corsi di italiano e la classe finisce per diventare una bolla spazio-temporale, in cui la lingua è sezionata e analizzata in modo astratto e in assenza di un contesto significativo e soprattutto rilevante ai fini dell’uso effettivo che gli studenti fanno della lingua: sullo studente, dunque, ricade tutta la responsabilità di collegare quello che succede a lezione con quello che avviene nella vita reale.
Cerchiamo di fare chiarezza su come gli insegnanti possono facilitare l’acquisizione di una lingua attraverso l’esperienza.
imparare dall'esperienzaOvviamente qualsiasi cosa facciamo in classe costituisce un’esperienza per gli studenti, ma, per dirla con John Dewey, non tutte le esperienze si traducono in apprendimento.
L’esperienza può diventare acquisizione quando porta gli studenti a riflettere sul senso che ha per loro, a vedere la sua rilevanza rispetto ai loro fini, aspettative e speranze: capiscono che ha senso per il proprio apprendimento (non eseguono un compito) e vedono come potranno usarlo in futuro.
Faccio un esempio: ho assistito a molte partite di calcio in televisione, e innumerevoli volenterosi amici si sono prodigati a spiegarmi il senso dell’espressione “fuori gioco”, eppure non so dire cosa sia. Sul momento lo capivo, ma da queste esperienze non ho mai imparato nulla, perché:
– non c’era alcun coinvolgimento personale: non seguo il calcio, non tifo;
– non potevo dargli un significato rilevante: non mi interessava abbastanza che il goal ci fosse o no;
– non potevo trasferire questa conoscenza al di fuori del soggiorno in cui guardavo la partita: non gioco a calcio e non guardo partite di mia spontanea volontà, è una competenza che non avrei usato in futuro.
La semplice esposizione alla lingua non basta, è necessario che l’esposizione implichi una partecipazione attiva e condivisa e una riflessione, che portano a interiorizzare le informazioni e a riferirle al mondo fuori dalla classe.
Se progettiamo un’attività di lettura, per esempio, la scelta del testo non può basarsi solo su contenuti lessicali e grammaticali, deve considerare anche criteri di rappresentabilità (gli studenti hanno gli strumenti culturali, oltre a quelli linguistici, per interpretare i contenuti chiave del testo?) e rilevanza (gli studenti potranno riferire i contenuti del testo a qualcosa che dovranno fare fuori dalla classe?).
Un ulteriore passo poi è pensare anche a un’esperienza di fruizione del testo significativa e rilevante. A questo fine si può cercare, per esempio, di legare la comprensione all’esecuzione di azioni concrete piuttosto che a una semplice verifica tramite domande o fogli di lavoro.

Articolo di Filippo Graziani

Categoria: notizie dalla scuola
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