Cinque capolavori
sulla morte di Cristo

Durante una delle mie lezioni a Italiaidea, ho analizzato con gli studenti cinque famose opere che mostrano, in modi diversi, il corpo di Cristo morto e che si possono ammirare a Roma.

Pietà di MichelangeloLa prima opera è la Pietà (1497-1500) di Michelangelo Buonarroti, conservata nella basilica di San Pietro. Lo schema rappresentativo utilizzato era in voga all’epoca e aveva un’origine nordeuropea: il Compianto sul Cristo morto. Anche Botticelli, qualche anno prima, aveva realizzato un quadro con questo soggetto, dove la Madonna e il Cristo sono però circondati da molte figure (Compianto sul Cristo morto, Monaco, Alte Pinakothek).
La Pietà adotta integralmente il modello nordico, ridotto alle due sole figure di Cristo e della Madonna. È l’unica opera su cui l’artista pone la sua firma: si trova sulla cintura che passa sul petto della Vergine dove, oltre al nome, leggiamo anche la parola florentinus, cioè ‘di Firenze’.

RaffaelloLa seconda opera è Trasporto del corpo di Cristo morto (1507) di Raffaello Sanzio. Si trova alla Galleria Borghese e fu dipinta per una nobildonna di Perugia, che aveva perso il figlio durante una guerra scoppiata tra le fazioni politiche della città. Il giovane, nel quadro, è la figura che dà le spalle, vestita di rosso e verde. La Maddalena, al centro della scena, tiene la mano di Gesù e guarda il suo volto. Vicino a lei ci sono San Pietro, con la barba e i capelli bianchi, Giovanni, il discepolo più amato da Gesù, e Giuseppe d’Arimatea.
La Vergine, quasi svenuta, è sulla destra, sostenuta dalle pie Marie. In alto a destra, sul monte Golgota, ci sono le tre croci a ricordare la crocifissione e la deposizione di Cristo. Nei Vangeli, il trasporto del corpo di Cristo viene fatto dal solo Giuseppe d’Arimatea (nel Vangelo di Giovanni, anche dal fariseo Nicodemo), il quale avvolge il corpo in un lenzuolo e poi lo depone nel sepolcro.

Daniele da VolterraLa terza opera, Deposizione dalla croce, è un affresco dipinto nel 1541 da Daniele da Volterra e si trova nella chiesa della Trinità dei Monti. Si occupa della deposizione Giuseppe d’Arimatea. La Maddalena, la Vergine e le altre donne, invece, seguono “da lontano” i fatti.
Le numerose figure del dipinto, piene di pathos, vogliono suscitare una forte partecipazione emotiva nell’osservatore. Per raggiungere questo scopo, l’artista le dispone in diverse pose, proprio per dare all’insieme della figurazione il senso del movimento e delle emozioni espresse.

CaravaggioLa quarta opera è la Deposizione nel sepolcro di Caravaggio, realizzata nel 1602 ed esposta ai Musei Vaticani. Le figure sacre sono rappresentate come gente del popolo, in abiti semplici e poveri. L’iconografia tradizionale non c’è più, perché Gesù non è tenuto da Giuseppe d’Arimatea ma dall’apostolo Giovanni e da Nicodemo che gli solleva le gambe. L’anatomia del corpo di Cristo è precisa, perfettamente delineata, come per evidenziarne la divinità.

RubensSubito dopo, sempre nel 1602, compare la quinta e ultima opera della nostra carrellata: il Compianto su Cristo morto di Peter Paul Rubens, che si trova alla Galleria Borghese. L’artista, che aveva trascorso un breve periodo a Roma, assorbe e capisce profondamente il linguaggio di Caravaggio, adotta una luce simile e un analogo schema compositivo. Le figure della Maddalena – seminuda, a destra − e di Giovanni sono vestite con abiti sontuosi, e la Madonna sorregge il figlio come nella Pietà di Michelangelo.
Il corpo di Gesù appare disarticolato, flaccido. Probabilmente Rubens sceglie di metterne in risalto soprattutto l’umanità, a differenza di Caravaggio.

Articolo di Antonella Mantovani

Categoria: cultura italiana
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